Questo è il primo post di testo che sia mai stato scritto su Castaway!.

La voglia, il bisogno, l’impulso di iniziare a scrivere qua, in questo blog, nasce dalla voglia che stavo covando da alcuni giorni, di far sapere la mia riguardo all’infelice servizio del TG1 che correlava la mentalità perversa dell’attentatore di Oslo, Anders Behring Breivik con la sua passione per i videogiochi. 

A questo punto, dato che siete su un blog di questo determinato campo, avrete già capito la mia opinione; oltre a trovare questo fatto altamente antiedificante, ritengo che questo servizio del TG1, sia sinceramente menefreghista e pressapochista.

Breivik era sì un appassionato di videogiochi. Ma dov’è il male? Breivik guardava Dexter e True Blood (ndr. Noti telefilm conosciuti per le tematiche non leggere). E quindi? Ciò che uno guarda e gioca, non lo influenza necessariamente: il dare tutta la colpa al medium videoludico indirettamente leva ogni responsabilità a questo sistema, dove un uomo ha potuto tenere in scacco un continente intero con un fucile e un ordigno fatto in casa.

Fortunatamente non siamo da soli. Antonio Fucito, responsabile dell’area Sony nel massimo portale videoludico italiano Multiplayer.it ha creato e varato il manifesto del Movimento contro la disinformazione nei videogiochi, perciò se foste interessati al tema e/o vogliate approfondire vi consiglio di farci un salto.